L'Italia nel piatto. Un viaggio culinario alla scoperta dei piatti e delle ricette più gustose della nostra penisola.

Lingua: Italiano

Brodo vegetale

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Carbonade valdostana

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Agosto in Valle d’Aosta

Agosto in Valle d’Aosta

Come promesso, ecco il resoconto, culinario e non, delle nostra gita estiva ad Aosta e in Valle d’Aosta.

 

Se alcune tappe come il Monte Bianco non hanno bisogno di particolari presentazioni e sono note per la loro bellezza e maestosità, una piacevole scoperta è stata proprio la città di Aosta, con il suo centro storico molto ben conservato e la sua forte impronta romana, testimoniata da una serie di monumenti di un certo spessore artistico.

 

Il monte bianco: Sul tetto d’Europa

 

Dopo aver trascorso qualche giorno nella regione delle Alpi francesi in Alta Savoia (territorio che, fino al 1860, apparteneva al Regno di Sardegna e fu ceduto da casa Savoia alla Francia insieme alla contea di Nizza) abbiamo attraversato il confine e ci siamo recati nella Vallée attraverso il tunnel del Monte Bianco che da Chamonix, in territorio francese, sbuca a Courmayer, primo centro in territorio italiano (a proposito, se vi venisse in mente di farlo anche a voi mettetevi da parte un po’ di soldi, che il solo passaggio del traforo costa, andata e ritorno, quasi 100 Euro!). Ed è proprio poco prima del pese vero e proprio di Courmayer che è possibile prendere la modernissima funivia Skyway Monte Bianco per salire sulla vetta (o quasi) del tetto d’Europa.

Monte Bianco

 

Respirare

L’occasione di andare a respirare un po’ d’aria pura non ce la siamo fatti naturalmente scappare! La funivia ci ha portati alla bellezza di 3462 metri sul livello del mare, il punto più alto raggiungibile denominato Punta Helbronner, che ci ha regalato una vista mozzafiato che spazia dalle Alpi francesi al cosiddetto Dente del Gigante proprio in fronte alla piattaforma di osservazione, e più in là spazia fino al Cervino ed il Monte Rosa sullo sfondo ed ovviamente lui, sua maestà il Monte Bianco.

 

Una vista bellissima

In basso si può ammirare la vallata dominata dalla Dora Baltea che si incunea nella stretta gola in direzione del capoluogo Aosta, alimentata dai numerosi torrenti che scendono a picco verso il fondovalle, tra prati verdi, massi di dimensioni considerevoli e lo sguardo distratto di marmotte e stambecchi che fanno capolino tra le stelle alpine e le piante di mirtillo selvatico.

 

Punta Helbronner Pepolino Verde

 

Un’esperienza, dunque, che vi consigliamo assolutamente e che vale assolutamente il prezzo del biglietto pagato per salire (circa 40 Euro a persona)! Non dimenticatevi, però, di portare con voi una giacca perché anche se in basso la temperatura supera abbondantemente i trenta gradi, a quasi 3500 metri questa sarà di pochi gradi sopra lo zero ed i repentini cambiamenti di tempo possono trasformare una giornata soleggiata in un temporale estivo o, in caso più estremi, in precipitazioni di carattere nevoso.

 

Tenete presente, infine, che la differenza di concentrazione di ossigeno nell’aria potrà inizialmente causarvi un po’ di stanchezza e in alcuni casi di lieve affanno respiratorio, ma niente paura, nel giro di pochi minuti il vostro corpo si abituerà e non ci farete più caso.

 

Farfalla giardino botanico

 

Dopo questo fantastico spettacolo della natura siamo tornati giù ed abbiamo visitato il bel giardino botanico alpino “Saussurrea” allestito a metà percorso tra la vetta e la valle, nel quale si ha la possibilità di ammirare da vicino la flora alpina e dove abbiamo comprato un ottima tisana prodotta con le erbe alpine!

 

Aosta ed il suo patrimonio artistico

 

Dopo questo vero e proprio toccasana per l’anima ed i polmoni pieni di aria fresca e pulita ci siamo messi in viaggio verso Aosta attraverso la statale (c’è anche l’autostrada ma la strada statale offre scorci molto più belli e per i pochi kilometri che separano Courmayer da Aosta ne vale assolutamente la pena).

 

Lungo il tragitto sono presenti numerosi castelli medievali ben conservati che ricordano l’importanza strategica della valle nei secoli ed è proprio la storia più antica che ci accoglie una volta raggiunto il capoluogo, con le splendide rovine del teatro romano di quella che fu la Augusta Praetoria al tempo dei Cesari.

Aosta Teatro Romano

 

I monumenti

Il percorso museale della città, che prevede un biglietto unico per diversi siti, permette la visita dei monumenti più importanti di Aosta, tra cui il bellissimo criptoportico forense romano sotto la cattedrale, antico magazzino per armi e viveri dei legionari romani ed oggi meravigliosamente restaurato ed utilizzato per i più svariati eventi. La stessa cattedrale è ricca di affreschi medievali e presente strutture e caratteristiche architettoniche di diversi secoli che fanno dell’edificio religioso un must della visita culturale di Aosta.

 

 

Aosta Città Via Porta Pretoria

 

Poco distante dalla piazza principale della città, la bella Piazza Chanoux in stile sabaudo e con chiari richiami all’architettura torinese, si trova un’ottima gelateria dal simpatico nome “Gelaty” dove abbiamo fatto una piccola sosta nel caldo pomeriggio aostano ed abbiamo degustato un gelato prodotto esclusivamente con latte delle montagne valdostane e prodotti regionali, quando possibile, e comunque stagionali. Meraviglioso il gusto d’antan alla violetta (o alla mammola, come diremmo noi toscani), bello da vedere con il suo colore viola chiaro e gustosissimo.

Il gran finale a tavola

La nostra gita valdaostana è terminata ça va sans dire a tavola, con una degustazione delle prelibatezze tipiche della regione.

Tegole biscotti Aosta

 

Dopo un aperitivo a base dei fantastici biscotti tipici della città chiamati “Tegole” accompagnati da un ottimo spritz (lo so, scusate l’abbinamento, ma le tegole dovevamo provarle e uno spritz con quella temperatura ci stava proprio tutto!), abbiamo optato per uno dei ristoranti più tipici del centro storico. Qui ci siamo concessi un menù tipico con gli affettati come il lardo d’Arnad e la mocetta, la carbonade (per me) e le crespelle alla valdostana (per Carina), la crema di Cogne ed il génépy finale di rito.

 

Clicca qui o sull’immagine per vedere la ricetta della carbonade valdostana!

Carbonade Aosta

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Crostata

Crostata

La crostata è un dolce classico della cucina italiana che si ritrova in diverse cucine regionali dal nord al sud della penisola. La crostata non è difficile da preparare se si sta attenti ad un paio di passi fondamentali, tra cui la lavorazione dell’impasto ed il suo tempo di riposo. Questa ricetta che vi consiglio è più o meno la stessa che utilizzava mio nonno Gino quando preparava la crostata per la merenda mia e di mia sorella quando eravamo piccoli.

Classico dei classici è la crostata di albicocche, ma potete sbizzarrirvi ed utilizzare la marmellata che volete, da quelle più classiche come quella di more o di fragole, a quelle più particolari di fichi, nettarine, gelsi o rabarbaro, delle assolute prelibatezze.

 

Gli ingredienti:

  • 300 gr. di farina
  • 100 gr. di burro
  • 100 gr. di zucchero
  • 2 uova (uno intero ed un tuorlo)
  • un pizzico di sale
  • un vasetto da 250 gr. di marmellata a piacere per farcire

 

La lavorazione dell’impasto

Mettete il burro fuori dal frigorifero un’oretta prima in modo che non sia né troppo duro né freddo. Mettete fuori dal frigo anche le uova così che saranno a temperatura ambiente quando le utilizzerete. Mescolate adesso la farina con lo zucchero e fate la caratteristica fontana sulla spianatoia con un “buco” al centro. Aggiungete le uova (uno intero ed un tuorlo), il burro ed un pizzico di sale. Impastate il tutto e lavoratelo almeno per una decina di minuti, fino a quando non si sarà formato un impasto omogeneo che non si disgrega. Quando l’impasto è pronto fate una palla e avvolgetelo nella pellicola trasparente, riponendolo in frigorifero a riposare per un’oretta.

La preparazione della base

Prendete una teglia rotonda o rettangolare, imburratela o rivestitela con carta da forno e mettetela da una parte. Tenete conto che questa quantità d’impasto è adatta per una teglia rettangolare di circa 30 centimetri x 20-22 o, se rotonda, di un diametro di circa 30-32 centimetri. Togliete l’impasto dal frigo, liberatelo dalla pellicola e mettetene da parte circa 1/3, richiudendo bene la pellicola affinché nel frattempo non secchi. Sulla spianatoia stendete i 2/3 della pasta rimasti con il mattarello leggermente infarinato, in modo che non attacchi, e rivestite la teglia fino al bordo (che dovrà essere alto circa un centimetro e mezzo). Ricoprite tutto il fondo della crostata con la marmellata senza lasciare spazi vuoti.

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Il tocco finale

Stendete poi sulla spianatoia la pasta rimasta che avevate messo precedentemente da parte. Tagliate delle strisce con la rotella tagliapasta dentata della larghezza di circa un centimetro, posizionandole sull’impasto da lato a lato alla stessa distanza l’una dall’altra. Ripetete poi l’operazione nel senso opposto (prima mettendo le strisce in verticale e poi in orizzontale o viceversa), creando così la classica griglia che caratterizza la crostata. Se desiderate che la superficie della crostata sia brillante potete spennellarla con un tuorlo d’uovo sbattuto, ma questo passaggio non è strettamente necessario, dipende un po’ da come volete che appaia il dolce una volta uscito dal forno.

 crostata alla marmellata di nettarine

La cottura

Infornate in forno precedentemente riscaldato a 200 gradi e lasciate cuocere per circa 25 minuti o comunque fino a quando non avrà un bel colore dorato. Aspettate che si raffreddi prima di tagliarla.

 

 

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